Dimmi a che serve restare di Maria Pia Romano

Chi ha sangue salentino conosce bene le nostre estati, fatte di vestiti che si appiccicano addosso, interminabili giornate in riva al mare, ...

Chi ha sangue salentino conosce bene le nostre estati, fatte di vestiti che si appiccicano addosso, interminabili giornate in riva al mare, nottate trascorse a fissare il cielo.
Chi ha sangue salentino conosce il potere evocativo della  musica, l'entusiasmo per i concerti, ovunque essi siano, chiunque salga sul palco.
Chi ha sangue salentino conosce bene il rimpianto e la nostalgia, sentimenti che ci portiamo dentro come una tassa da pagare per bilanciare l'energia che ci tiene aggrappati alla vita anche quando tutto va male.
Poi c'è la musica, quella nostra, quella degli artisti che sono partiti dai paesini della provincia e hanno conquistato il mercato internazionale, quelli che reputiamo i nostri migliori amici e dei quali conosciamo ogni segreto anche se l'unico posto in cui li abbiamo visti, è stato il palco dal quale suonavano.
Siamo così, noi salentini: cuore grande, braccia accoglienti, grandi emozioni, grandi dolori, grandi amori, grandi speranze...tutto è grande in questa terra bagnata di mare, lacrime e sudore.
Di mare e salsedine sono pregne le pagine di Dimmi a che serve restare, così come sono pregne della musica dei Negramaro, le cui note accompagnano la narrazione sin dalla prima pagina, in un percorso circolare che con un loro concerto si apre e con un loro concerto si chiude.
Inizia nel lontano 2005 il racconto di vite accomunate dal dolore lancinante e dal senso di vuoto che lascia la scomparsa improvvisa di Paolo.
Un vuoto che i protagonisti di questa storia tentano a modo loro di colmare andando avanti ricordando colui che non c'è più, idealizzandolo, parlandone, raccontandolo, scrivendo lettere immaginarie.
Il piccolo Giovanni affronta la morte del padre tenendo stretti a sé i pochi ricordi di un uomo al quale vorrebbe somigliare, chiuso nel suo mondo popolato da amici immaginari, impossibilitato a crescere come i suoi coetanei.
Maria muore dentro nell'attimo esatto in cui muore suo marito, il suo grande amore.
Livio tiene stretto a se il pensiero di quel figlio ribelle con la dignità degli uomini di una volta.
E poi c'è Tiziana. Si potrebbe scrivere un trattato su Tiziana: l'amante, la donna amata, la donna che impotente accompagna gli ultimi istanti di vita di Paolo, che in silenzio piange la sua morte, la donna che nessuno abbraccerà e consolerà, la donna destinata a stare un passo indietro.
Maria Pia Romano esce dai soliti schemi narrativi raccontando il personaggio antagonista per eccellenza con occhi diversi, spogliandosi da ogni pregiudizio, provando (e riuscendoci egregiamente) a raccontare l'amore adultero senza sovrastrutture o dilemmi etici.
Tiziana non viene etichettata, non viene descritta in alcun modo, se non come donna innamorata di un uomo che non può o non vuole scegliere tra le due donne lo completano.
Dimmi a che serve restare è una storia struggente, nella quale l'elemento predominante è la mancanza di qualcuno, il rimpianto per le occasioni perse, è una storia fatta di silenzi fortemente voluti e cercati dai protagonisti, che si spingono sino alle profondità degli abissi marini, è una storia nella quale non ci sono vinti o vincitori, ma persone rese fragili dal dolore, pronte ad un riscatto che arriverà a tempo debito.
Maria Pia Romano ci ha regalato una storia che si legge d'un fiato, ma sulla quale è necessario soffermarsi a lungo perché infinite sono le chiavi di lettura che offre, come infinite sono le ragioni dell'amore, perché chiunque leggerà Dimmi a che serve restare amerà Maria o Tiziana, oppure si identificherà con Giovanni, o con Livio, ma sicuramente tutti si porranno domande le cui risposte non necessariamente troveranno immediata risposta.
Si sentiva la mancanza di una storia che facesse riflettere e al contempo permettesse di far pace con se stessi  e con le proprie fragilità.
A chi consiglio Dimmi a che serve restare?
A chi ha paura della solitudine, a chi crede di avere la risposta ad ogni problema, a chi giudica, alle femministe agguerrite, alle donne semplici e a quelle che si complicano la vita, a chi aspetta il momento giusto, a chi il momento giusto lo ignora, a chi si cura le ferite da solo, a chi trova la propria dimensione solo fissando il mare per ore e ore.

"Alcune cose dobbiamo disimpararle per poterle capire davvero.
Altre dobbiamo possederle per poterle dimenticare"


Titolo: Dimmi a che serve restare
Autore: Maria Pia Romano
Editore: Il Grillo Editore
Anno di pubblicazione: 2015
Pagine: 134
Costo: 13,00 Euro






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2 commenti

  1. Scorre fluida veloce la lettura del libro denso di emozioni che l'autrice riesce a comunicare con grande semplicità emozioni forti che solo chi le ha vissute conosce ma Maria Pia stupisce come riesca a comunicarle.E da leggere,

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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