Settanta acrilico Trenta lana di Viola Di Grado

La seguente recensione è un  atto di scuse che sento di dover rivolgere a Settanta acrilico trenta lana . Mi sono imbattuta in questo lib...

La seguente recensione è un  atto di scuse che sento di dover rivolgere a Settanta acrilico trenta lana.
Mi sono imbattuta in questo libro cinque anni fa e l'ho considerato il romanzo più brutto mai letto. 
Odiato, denigrato e relegato nella lista nera dei libri con la seguente dicitura: "leggerlo in estate equivale a scatenare l'inverno!"
Qualche settimana fa, una persona speciale ha deciso di farmi una serie di regali inaspettati e involontari, tra i quali un pacco giunto a casa direttamente da Feltrinelli e contenente Settanta acrilico trenta lana con la proposta di rileggerlo insieme.
Col libro è arrivato anche un buono per il ritiro di una bag Legami. In nostro onore, ne ho scelta una con una cuore e la dicitura handle with care, ma questa è un'altra storia.
Settanta acrilico tranta lana racconta la storia di Livia e Camelia, madre e figlia alle prese col vuoto lasciato dalla morte improvvisa del capofamiglia avvenuta in seguito ad un incidente stradale mentre si trovava in compagnia della sua amante.
Livia reagisce al dolore chiudendosi nel silenzio e sprofondando in una depressione che la porta a trascurare se stessa e la figlia.
Camelia vede stravolto il suo mondo, abbandona l'università e segue la madre nel mutismo imparando il linguaggio degli sguardi, unico modo per comunicare con lei. 
Sarà l'incontro con Wen a darle l'illusione che la vita possa finalmente ricominciare fino al tragico e inaspettato finale.
Settanta acrilico trenta lana e il racconto dell'assenza, del tradimento, della fragilità umana declinata in tutte le sue sfumature, del dolore, dell'impotenza di chi vorrebbe fare qualcosa, ma non ne ha gli strumenti.
La protagonista assoluta è Camelia.
Camelia che soffre, odia, non riesce ad affrontare il lutto, si chiude in se stessa, annulla il tempo cristallizzando la sua vita nella stagione più lunga, l'inverno. Camelia che decapita i fiori. Camelia che aveva una vita normale si ritrova ad occuparsi della madre, a comunicare con gli sguardi. Camelia che amava i colori inizia a frugare in un bidone della spazzatura e indossa abiti sbagliati creati da un sarto pazzo. Camelia che torna a vivere grazie a Wen che le dà lezioni di cinese. Camelia che disegna ideogrammi e torna a morire quando Wen la rifiuta...
Camelia stupenda, bellissima, sola, piccola in un mondo in bianco e nero, Camelia che vomita parole...Camelia che alla fine crolla, vittima dell'egoismo, della frenesia di un mondo che non aspetta e non capisce.
Ogni parola, in questo romanzo è un pugno allo stomaco, Viola Di Grado, senza mezzi termini obbliga il lettore ad osservare, impotente, lo svolgersi degli eventi, nella consapevolezza che tutto andrà esattamente come deve andare e che la primavera, a Leeds, non arriverà mai.
Eppure, nonostante la trama, le pagine di questo libro trasudano poesia, passione e sensualità.
Mi sono trovata di fronte ad un romanzo originale, stilisticamente ineccepibile e talmente avvincente che l'ho portato con me ovunque approfittando di ogni momento libero per leggere e sottolineare i tanti passaggi la cui profondità psicologica mi ha spinta a riflettere su temi e questioni che finora ho ignorato o sottovalutato.
A questo punto mi chiedo cosa sia cambiato rispetto alla prima volta che ho letto Settanta acrilico trenta lana e mi rispondo che intorno a me non è cambiato nulla: sono cambiata io!
Per apprezzare questo romanzo dovevo percorrere strade che mi portassero a capire fino in fondo il significato di parole come solitudine, abbandono, paura, rabbia e rinascita.
A chi consiglio Settanta acrilico trenta lana?
A coloro che sanno avvicinarsi al dolore altrui con delicatezza e senza pregiudizi...solo a loro.
Per gli altri, Settanta acrilico trenta lana, sarà solo un romanzo ben scritto.

"Non lo capiva nessuno che sono le parole che sono contrarie alla vita, 
ti nascono in testa, te le covi in gola, e poi in attimo ci spargi sopra la voce e le uccidi per sempre.
 La lingua è un crematorio incosciente che vuole condividere e invece distrugge, come la dita-lame di Edward mani-di-forbice, che se accarezza taglia la faccia"


Titolo: Settanta acrilico trenta lana
Autore: Viola Di Grado
Editore: e/o
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 189
Costo: 9,00


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